II Domenica di Avvento Anno B

Populus Sion

O Dio, Padre di ogni consolazione,
che all’umanità pellegrina nel tempo
hai promesso nuovi cieli e terra nuova,
parla oggi al cuore del tuo popolo,
perché, in purezza di fede e santità di vita,
possa camminare verso il giorno
in cui ti manifesterai pienamente
e ogni uomo vedrà la tua salvezza.

Ho letto e riletto questa preghiera e non ho potuto scacciare la sensazione che qualcosa strida con la Parola di Dio e con il mio stesso vissuto.

Sembra così diverso il tono di Isaia nella prima lettura (Is 40,1-5.9-11):

Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda:
«Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

Isaia ha visto, ha vissuto un tempo che gli ha dato il coraggio di dire: l’attesa è finita, Dio ci viene incontro. Il Profeta non è colui che predice il futuro, non è un indovino, ma colui che sa “guardare avanti”, che ha una “visione aumentata” della realtà. Lui vede in avanti, lui Dio lo vede arrivare! Così può salire sul monte e gridare: eccolo, avanza e il suo premio lo precede. Come il vecchio Simeone nel Tempio che senza indugio ha affermato di vedere la salvezza nel volto di un bambino, nella sua voce, nei suoi gesti.

Sono ben consapevole dei dati storici e teologici che stanno in filigrana in questi testi, non sto in alcun modo proponendo una lettura anacronistica, ma sono anche convinto che a volte bisogna farsi cullare dalla potenza simbolica dei testi e da essa farsi guidare.

La comunità petrina nella seconda lettura (Cfr.2Pt 3,8-14) sembra dare una tonalità completamente diversa al presente. La comunità che scrive questo testo ha tutt’altri problemi: aspetta una parusia che non arriva. L’autore l’ammonisce:

Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.
Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno!
Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.

E in un batter d’occhi la proclamazione gioiosa del giorno del Signore, si trasforma in una esortazione moralistica al mantenersi puri..

Certo, se aspetto che l’avvento di Dio sia un pacchetto bello e pronto, il presente sembra incompleto e l’attesa infinita; mi guardo attorno e Dio sembra di una lentezza snervante. Ma mi dico anche: che paura le immagini del testo della lettera di Pietro e che peccato rinunciare a questo mondo che ha tanto anche di bello…

Sapete che vi dico: perché conservarsi puri e immacolati per un giorno che deve venire, quando abbiamo la possibilità di farci trasformare dalla potenza di Dio che già abita la realtà?

Che abbiamo ancora da attendere? Abbiamo invece molto da fare!

C’è un tempo per la semina e un tempo per la mietitura, anzi è sempre tempo di semina e anche di mietitura. C’è chi semina e chi miete, ci sono luoghi in cui si semina e luoghi in cui si miete. Dobbiamo mietere laddove c’è pienezza, nelle relazioni, negli aspetti di noi che sono maturi. Dobbiamo seminare laddove c’è spazio per l’accoglienza, per il riposo, dove c’è ancora da fare. Mietere dalle relazioni vitali e seminare nelle relazioni che possono custodire e far crescere il seme che siamo.

Abbiamo da seminare la pace e mietere la giustizia, abbiamo da seminare la pazienza e mietere la gioia, abbiamo da seminare l’ascolto e mietere le voci che ci svegliano dal torpore.

Convertitevi, cambiate rotta, oppure tenete dritto sulla strada che avete scelto; Dio è dietro l’angolo, oppure sulla strada. Chi può dirlo? A questo serve la vigilanza: guarda, ascolta, attendi, urla, canta, fai ciò che la pienezza che ti abita ti chiede. Non hai da riempire un vuoto, ma da esprimere un pieno, un pieno di grazia, di vita, di bene, di salvezza.

Non siamo penitenti in fila per un battesimo, ma redenti che con le palme in mano vanno incontro al Signore che conoscono. Questo Signore ha un volto umano; se aspettiamo che arrivi da qualche parte non lo vedremo arrivare, se lo vediamo in ogni cosa ne sentiremo la presenza.

Attendi il Signore in ciò che fai, in ciò che vivi. Vivi ogni cosa come l’attesa del tuo Dio che ti viene incontro. Nelle passeggiate in mezzo agli sconosciuti, nei volti delle persone amate, nel freddo che mi ricorda che ho un corpo fragile e freddoloso, nei profumi che mi fanno sentire a casa, nel dolore di chi mi sta accanto, negli sguardi sperduti, nella vita a grandi passi dei miei alunni amati, nelle parole che mi danno calore…il mio Signore mi attende, il Signore viene.

Oggi sono andato a trovare la mia amica Monica, ero sulle scale mobili mentre risalivo dalla metro e man mano che salivo il mio cuore si riempiva di consolazione, perché ogni incontro con Monica è una carezza della vita. Monica è un’amica di una grazia rara. Risalivo ed ero felice perché sapevo che lei, come sempre, mi aspettava in cima alle scale, con un sorriso pieno di gioia e un abbraccio.

Riemergevo grazie ad un invito, riemergevo dal grembo della terra (letteralmente) sapendo che in cima alle scale mi aspettava Monica e la risalita era lieve.

Se mi chiedessero: come immagini la parusia, come immagini l’incontro col tuo Signore? Risponderei: come l’incontro con Monica!

Dio è colui che mi attende in cima alle scale mentre riemergo (non so se ci saranno le scale mobili) dal grembo della terra, facendomi spazio tra le altre persone, ma in fila, ordinato. Dio è il motivo, ogni motivo per cui ha un senso riemergere dal grembo della terra; Dio è chi ci fa germogliare ogni volta di nuovo. Dio è ogni cosa che ci fa riemergere dal grembo della terra.

E se mi fermo a pensare mi dico: mica una, di parusie io ne ho vissute tante, ogni volta che la vita mi è venuta incontro con il viso di qualcuno che mi ha tratto fuori dal grembo della terra, facendomi germogliare ancora una volta di nuovo, ogni volta che mi sono sentito in salvo, ogni volta che mi sono sentito redento….e ho visto cieli nuovi in questi cieli e terra nuova in questa terra. Questo cielo mi è apparso nuovo e questa terra come se la vedessi per la prima volta; e le persone che pensavo di conoscere mi hanno sorpreso con un gesto inaspettato e ho intravisto la inesauribile ricchezza di ogni cosa.

Oggi il mio Dio aveva il volto di Monica, le sue parole e il suo abbraccio, il suo ascolto e le sue parole e abbiamo passeggiato al freddo uno accanto all’altra.

E perché mai dovrei avere paura di un incontro così? Io non faccio il bene perché ho paura delle persone che amo. Perché mai dovrei essere irreprensibile e come mai potrei esserlo? Sono redento solo nello sguardo di chi mi ama che mi trasforma e mi sostiene

Populus Sion, ecce Dominus veniet ad salvandas gentes

Buona domenica e buona Parusia!

Un pensiero riguardo “Il Dio che viene

  1. Il Profeta non è colui che predice il futuro, non è un indovino, ma colui che sa “guardare avanti”, che ha una “visione aumentata” della realtà. Lui vede in avanti, lui Dio lo vede arrivare!
    Queste parole, questo sguardo che Francesco Emmolo fa risuonare in questo scritto e che tesse in filigrana anche il suo bellissimo libro (Etica della libertà cercatelo, ne vale la pena) è stato per me una porta, mi ha spalancato a uno prospettiva di vita e relazione con Dio che sento profondamente vera.
    Non solo Dio viene ora ma il suo premio lo precede, un Dio che non si propone come ricompensa a un nostro impossibile essere “all’altezza” e che ci insegna che la generosità è gratuita, che ci ama e che anche in lui c’è trepidante attesa del nostro salire le scale di ogni metropolitana.
    Lo sguardo che le parole di questo testo mi regalano è Eutopia, ben più vera e preziosa della più nota sorella Utopia.
    Grazie

    "Mi piace"

Lascia un commento