Michele quando deve prepararsi ha l’abitudine di mettere la musica; spesso l’ascolta con la cassa facendola risuonare in tutta la casa (che non è molto grande). A volte la sua colonna sonora mi culla, altre volte mi disturba. Alcune volte scopro canzoni che non conoscevo, altre volte ho bisogno di isolarmi per non ascoltarla.
La musica ha su di me un effetto potentissimo (non so se accade a tutti): può darmi la carica, attivare i pensieri, far riaffiorare i ricordi (quelli belli come quelli brutti), deprimermi, intristirmi o regalarmi immagini belle. Ci sono canzoni che non riesco più ad ascoltare, altre che riesco ad ascoltare solo in alcuni momenti.
Ogni vita ha la sua colonna sonora: canzoni, suoni, parole, colori, immagini, luoghi che accompagnano il nostro immaginario. Io pian piano negli anni ho imparato che dovevo costruire la mia colonna sonora. Tenere memoria di ciò che mi lega agli avvenimenti della mia vita, ai sentimenti, alle persone, ai vissuti.
Ma soprattutto ho imparato che non voglio subire la colonna sonora degli altri.
Alcune volte può essere molto bello, anzi, mi correggo, quando nasce da una intenzione di condivisione è bellissimo ascoltare la colonna sonora dell’altro, assaporare le cose attraverso i suoi occhi! Ma quando è un’imposizione, quando la musica dell’altro diventa pervasiva, sostituisce i tuoi suoni e ti impedisce di ascoltare con le tue orecchie, allora è necessario ribellarsi e ridare il proprio suono alle cose!
A volte quando mi trovo sommerso da suoni o, peggio, rumori che mi distraggono, metto la mia colonna sonora, mi dico “ho bisogno di dare a questo momento la mia musica”. Indosso le cuffie, avvio la musica e le stesse cose acquistano un suono differente!
Credo fermamente che non esitano i “fatti bruti”, non esistono “i fatti”. Il “fattuale” è solo il residuo di azioni di cui abbiamo perduto memoria e per tanto ci appare inerte.
Così come sono fermamente convinto che le cose non abbiamo un solo senso possibile, cioè che la “cognizione simbolica delle cose” (non saprei al momento come altro esprimerla) non sia assoluta, né immutabile!
A volte accade che una cosa abbia una certa musica, che sia accaduta innescando una certa melodia, ma nulla impedisce di mutarla. Così alcuni luoghi conservano una certa memoria, magari dolorosa, ma questo non ci impedisce di vivere quei luoghi innervandoli con un’altra vita, costruendo in essi altri ricordi. Così accade che alcune relazioni abbiamo una certa fisionomia, ma ciò non ci impedisce di trasfigurarla, darle altra forma…
Questa possibilità non è legata ad una sorta di individualistico superomismo, ma alla fisionomia delle relazioni entro cui accadono le nostre vite. Non si tratta di costruire in solitaria la nostra melodia. Non si tratta di una invenzione (che in musica, appunto, non esiste) ma di una composizione! Una sapiente armonizzazione della nostra vita con i suoni degli altri, in una paziente ricerca tra il nostro vissuto e i vissuti altrui. L’altro è la musica con cui costruire la tua personale colonna sonora!