Uno scambio con un mio caro amico mi ha fatto recuperare alcuni pensieri attorno alla relazione tra la preghiera e i sensi.
Spesso, forse troppo, la nostra preghiera è legata alla vista e all’udito. Il tatto, il gusto e l’olfatto ne restano per lo più fuori.
Si, esistono le preghiere di ringraziamento o benedizione del cibo, ma nessuno pensa al cibo come uno strumento di preghiera, per quanto per molti mangiare sia un vero e proprio rito religioso (ma questa è un’altra storia).
Eppure la forma più alta di celebrazione della fede per il cristiano è proprio un pasto, ma lo abbiamo talmente “ascetizzato” che è diventato privo di sapori e di profumi (come invece si conviene ad una tavola imbandita a festa).
C’è una preghiera molto bella che viene recitata per l’offerta dell’incenso durante la consacrazione dell’altare: “Salga a te Signore l’incenso della nostra preghiera e come il profumo riempie questo tempio, così la tua chiesa spanda nel mondo la soave fragranza di Cristo”.
Ciò che mi ha sempre colpito è il fatto di associare Cristo ad un buon profumo! Ad una fragranza che si espande e richiama l’attenzione per il suo buon odore.
Il profumo è spesso legato all’identità: senti il profumo e capisci che quella persona è vicina. Il profumo è qualcosa che ti raggiunge per la sua intensità, a volte può anche dare fastidio essere quasi violento. Non amo molto le profumerie perché mi viene il mal di testa, ma in quel caso è il miscuglio di profumi il problema.
In generale io riconduco il profumo ad una presenza. E a volte, non so se succede anche a voi, mi capita di sentire dei profumi che “non ci sono”, quasi che i luoghi ne portino memoria o come un ricordo che sopravviene inaspettato. In particolare mi capita con due profumi: gelsomino e fresie.
Di solito li avverto quando sono molto vicino a me stesso, quando sono in un periodo intenso. Il gelsomino è la mia mamma (nel mio pensiero) che durante le estati in campagna metteva i fiori di gelsomino ogni sera sul mio comodino.
Le fresie i momenti belli della mia adolescenza a Modica: sul balcone c’era un vaso con le fresie selvatiche, il loro profumo era per me un annuncio di primavera. Nei pomeriggi in cui il sole cominciava a scaldare le giornate uscivo sul balcone, chiudevo gli occhi e annusavo…
Mi piace l’idea che la fede di cui un cristiano è portatore agisca come un profumo. Gesù non è un distintivo da esibire, né un contenuto da imporre, ma il profumo da cui siamo avvolti, che portiamo. E, come insegnano gli intenditori, lo stesso profumo interagendo con la pelle di ciascuno può produrre un effetto diverso, così che come lo indosso io non è come lo indossa un altro. Lo stesso è per il profumo di Cristo: assume sfumature diverse su ogni individuo, impastandosi con la sua pelle, il suo corpo, la sua vita.
E si sente quando il profumo è quello giusto, e quando invece è eccessivo o troppo debole.
Mi piace l’idea che la presenza di Cristo nella vita delle persone ti raggiunga come un profumo, che desta la tua attenzione, sollecita i tuoi sensi, ti incuriosisce e ti attrae.