Ricordo che quando frequentavo le elementari, un pomeriggio andai a casa di un mio compagnetto di scuola. È strana la memoria: ricordo lui, ricordo perfettamente la mamma, la casa, ma non ricordo il nome…credo Giovanni.
Stavo percorrendo una stradina di Modica alta quando da un balcone una signora chiamò la mamma del mio amico. Ad un certo punto della chiacchierata chiese: “E sta fimminedda cu è?!”-“Chi è questa femminuccia?”. E la mamma del mio amico: “No è Francesco, un compagnetto di…”. “Ah, masculiddu (maschietto) è?!” Ribatte la signora incredula.
Dopo i saluti la mamma del mio amico (ricordo ancora i suoi occhi dolci) si girò premurosa verso di me e mi disse: “Sai è che sei così fine e così elegante, e poi la signora non ci vede bene da lontano”.
Di per sé allora la cosa mi parve credibile e poi spesso mi si diceva che ero un bambino “finuliddu” (vezzeggiativo di fine in siciliano) e la cosa mi inorgogliva anche.
Chissà poi perché la maschilità debba comportare naturalmente un qualche tratto di rozzezza per essere tale.
Per altro quando ero piccolo avevo una grande quantità di capelli ricci (difficile a credersi) che portavo abbastanza lunghi (anche perché non ho mai amato andare dal barbiere, così come tutte le cose che mi costringono ad aspettare e stare fermo a lungo…). Anche questo era considerato un elemento che giustificava la possibile confusione: i maschiacci non hanno i capelli lunghi…
Col senno di poi credo che la signora non fosse cieca né in buona fede, ma una stronza cattiva come ce ne sono in giro!
Bambina in siciliano si dice “picciridda” (piccolina), non “fimminedda” (cioè femminuccia) e se, come sempre accade, “masculiddu” ha un valore positivo, rafforzativo, “fimminedda” è spesso usato per designare una delicatezza/debolezza, sopratutto riferito ad un maschio.
Credo che quella stronza dal balcone alludesse ad una certa mia effeminatezza (che pure io non mi riconosco) e non si capacitasse che fossi un maschio.
Così come adesso, col senno di poi, il commento rassicurante della mamma del mio amico mi appare in tutta la sua dolcezza. Quello che allora mi parve quasi un rilievo superfluo -ricordo che pensai “Vabbè ci sta, avrà visto male, poi che c’è di male?”- adesso mi appare una preoccupazione molto dolce, che faceva da schermo ad una cattiveria che non avevo colto.
Fimminedda, masculiddu, basta con queste stronzate!!
C’è un che di inaspettatamente simbolico per me in questa vicenda: la signora guardava da lontano e per giunta era pure mezza orba…ma sopratutto, voleva che il mondo corrispondesse alla sua visione parziale delle cose…
Per quanto tenera e commovente sia stata la reazione pronta della mamma del mio amico, vorrei che le nuove generazioni crescessero in un mondo nel quale non c’è bisogno di trovare una giustificazione a ciò che siamo; ma piuttosto un mondo che ci chieda solo di essere radicalmente responsabili di ciò che vogliamo essere!
PS: in foto sono io che faccio l’uncinetto come mi aveva insegnato nonna Lisa. Non ne sono più capace e questo si che mi fa sentire meno maschio!!