Guardo le prime immagini delle celebrazioni della settimana santa e un’impressione mi atterrisce: tutto sembra assolutamente identico, anno dopo anno! 

Se l’eternità è l’eterno ripetersi dell’identico, preferisco (per pietà) il buio silenzio dello Sheol: che nessuno mi chiami ad uscire dalla tomba, lasciatemi nell’oblio vi prego!

Sicuramente la ciclicità della vita liturgica, così lontana dall’accelerato procedere del presente storico, dal vorace Kronos che tutto divora, è difficile da gestire.

La ciclicità del tempo liturgico sembra quanto di più lontano dalla fuga dal presente. Eppure, se mi fermo a pensare, la possibilità di poter ripetere ciò che ho vissuto a volte è un desiderio che ci portiamo dentro quando pensiamo ai nostri errori, alle occasioni mancate, al, così detto, tempo perduto! 

Come si conciliano queste due dimensioni del tempo: il procedere inesorabile verso la fine e il ritorno ciclico della vita?

La vita liturgica ci insegna che queste sue dimensioni sono una.

La ciclicità non è il ritorno del passato, ma il luogo in cui si celebra la dimensione eterna che abita la storia, in cui si fa esperienza della storia come corpo di Dio, in cui si sperimenta che ciò che celebriamo nella fede è vivo e operante. Non è semplice memoria del passato, ma immersione nella potenza del presente: perché Dio è l’eterno presente, Egli è. Qui, in ogni gesto, in ogni parola, in ogni vita che ha la virtù di rivelare la potenza che abita la vita!

Così ripercorrere i passi di Gesù verso la sua morte, vuol dire ripercorrere i passi che ha compiuto verso la definitivà della sua vita, che lo hanno portato a vivere gli aspetti più intensi della sua esistenza e vuol dire, nel contempo, ripercorrere i passi che hanno condotto l’intera umanità (l’intera realtà) verso la sua dimensione più piena: tutto è vita, anche la morte. 

Ma tutto è vita non in una dimensione ulteriore, ma in quella presente.

Vivere e abitare la ciclicità della vita attraverso lo sguardo della liturgia significa vivere e abitare l’eternità! La dimensione eterna di ogni cosa, di ogni vita, di ogni gesto! Perché la vita eterna non è qualcosa che attendiamo per il futuro, ma qualcosa che viviamo nel presente, è ciò che “tiene insieme” il nostro presente in quando è sempre aperto, sempre “potente”, cioè capace di autotrascendersi e di essere trasceso, di rinnovarsi, di produrre nuove realtà.

Non parteciperò ai riti della settimana santa quest’anno, ed un dolore che mi porto dentro da un po’ di anni. Mi sento lontano da realtà che spesso si configurano come un celebrare senza vivere, un “affossare” la vita nella retorica”. 

Ma non per questo mancherò di vivere questi giorni come una immersione nella radice più profonda del mio vivere e del mio credere, sperando di riuscire a compiere gesti (profani) che facciano esplodere l’eternità che ci abita! 

Buona settimana santa!

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